Archive for maggio, 2011
Chiara
31 maggio 2011 alle 22:41
Ci siamo decisi! Abbiamo guardato dappertutto cercando un quadro che ci piacesse quanto quello visto a Sydney ma non l’abbiamo trovato nemmeno in tutto il Red Centre e così abbiamo deciso: quel quadro sarà nostro!
Chiara
31 maggio 2011 alle 20:22
Atterrati a Cairns giusto in tempo per vedere tramontare il sole (sul mare presumibilmente, ma noi eravamo in aeroporto) e tornati al fuso di Sydney (+8) abbiamo fatto un primo salto sull’oceano per cena. L’hotel non è in riva al mare e non avendo una mappa ma solo due schizzi forniti dalla reception dimenticati in camera ci siamo subito persi e per ritrovarci abbiamo disturbato una signora impegnata in cucina che ha fatto l’errore di lasciare la porta aperta.
Cena molto buona su una terrazza vista mare – col buio non è che si veda molto veramente, ma il rumore delle onde è un piacevole sottofondo! – anche se nemmeno qui sono riuscita a mangiare pesce: possibile che in Australia ci sia solo il barramundi?!?
Chiara
31 maggio 2011 alle 14:09
Stamattina siamo andati a scoprire Kata Tjuta, un’altra meraviglia della natura! Vista da vicino non assomiglia per niente a una montagna di gelato, e nemmeno tanto ad un insieme di teste come vorrebbe il suo nome (la cui traduzione è “molte teste”), ma è certamente molto affascinante, così diverso da Uluru nella forma, così simile nei colori e nei dettagli! Non abbiamo potuto dedicargli molto tempo purtroppo perché dovevamo salutare Uluru, fare il pieno di benzina (non avete idea di quanto sia grande il serbatoio della nostra supercar
) e correre in aeroporto per volare verso il mare, cammelli permettendo: uno si è piazzato in mezzo alla strada e non ci voleva lasciar passare! :s Abbiamo salutato Kit dopo 935 km, non pochi in 2 giorni, e siamo in attesa dell’imbarco, mangiando quel poco che abbiamo trovato in questo aeroporto che al confronto quello di Alice Springs era mastodontico.
Chiara
30 maggio 2011 alle 21:26
Il monolite tanto famoso nel mondo ha tutte le ragioni di esserlo! Gli abbiamo girato intorno in macchina, abbiamo camminato ai suoi piedi (sopra non si può salire, oggi in particolare perché c’è vento ma in generale se si vuole rispettare la cultura aborigena che lo considera un luogo sacro), lo abbiamo osservato cambiare colore più volte mano a mano che il sole scendeva sotto l’orizzonte ed è stato in grado di stupirci prima con la sua magnificenza e poi via via con più piccoli dettagli! Il rientro in hotel sotto una bellissima stellata ci ha riservato una spiacevole sorpresa… un topolino in camera! Cambio di stanza ma non ci hanno assicurato che qui non ci sia niente, andiamo bene! Comunque il nostro sopralluogo ha avuto esito positivo.
Domani ultimi giri nel parco di Uluru, esploreremo Kata Tjuta, poi abbandoniamo la nostra supercar – che si apre da sola appena ci avviciniamo, si accende con un bottone e viaggia da sola a velocità costante: non è Kit che viene a prenderti sottocasa ma poco ci manca
– e voliamo a Palm Cove, ultima tappa del nostro viaggio.
Chiara
30 maggio 2011 alle 13:33
Eccoci a Uluru, sempre sperduti nel deserto anche se prende il cellulare. Stamattina abbiamo attraversato lunghe distese di bush ma non si può certo dire che il paesaggio fosse sempre uguale… abbiamo anche ammirato da vicino (ma non troppo) dei bellissimi cavalli selvatici! E poi abbiamo scoperto un optional della nostra macchina che permette di guidare come in salotto, lo speed controller!
A un certo punto mancavano oltre 100 km alla destinazione e vediamo una montagna rossa sbucare nel mezzo del deserto… possibile che sia già lui? Lontana è lontana, ma sarà così lontana? Proseguendo abbiamo capito che Uluru ha due fratelli, o almeno, due sono quelli che abbiamo intravisto da lontano… il primo che abbiamo scorto un po’ gli assomiglia, anche se è più tozzo, e si chiama Mount Conner, l’altro, Kata Tjuta, è tutto gobbe, un po’ come una montagna di palline di gelato! ^^
Chiara
29 maggio 2011 alle 21:26
Ed eccoci qui, finalmente nel deserto quello vero! Insomma, dipende da quello che si intende veramente… io mi aspettavo che allontanandoci da Alice Springs avremmo visto a poco a poco svanire la vegetazione e ci saremmo ritrovati in una terra completamente rossa e arsa dal sole. Mi aspettavo un deserto “classico” insomma, roccioso e non sabbioso ma deserto. Invece qui la vegetazione non ne vuole proprio sapere di sparire, ci sono alberi che infilano le loro radici in luoghi davvero impensabili e il bush, i cespugli, sono dappertutto! Deserto non è dunque forse il sostantivo più corretto, ma è certamente perfetto se utilizzato come aggettivo: siamo a oltre mille chilometri dalla città più vicina e a 300 (ma solo se si percorrono strade strerrate respirando il polverone che si solleva al tuo passaggio, come abbiamo fatto noi stamattina ^^) dal più vicino centro abitato, i cellulari non prendono e lungo la strada da Alice Springs a qui gli incontri sono stati rari – una curiosità, non si incontra mai nessuno ma se incrociate una macchina state pur certi che sarà una Toyota Landcruiser Prado bianca, proprio come la nostra.
In ogni caso, sia deserto un sostantivo o un aggettivo, questo posto è davvero speciale! Oggi pomeriggio abbiamo percorso il canyon e ci siamo fatti sorprendere ancora una volta dai colori così vivi di questi luoghi, grazie ad un’altra splendida giornata di sole. Arrivare ad ammirare la roccia rossa che ti circonda su tre lati è stata davvero una grande emozione, come è stato incredibile scoprire i cambiamenti cromatici di quelle stesse rocce al tramonto! Sorprendente è stato anche, proprio nel Canyon, trovare una mia omonima… non italiana – troppo scontato! – no, una bambina di 6 anni australianissima che i genitori hanno chiamato così semplicemente perché gli piaceva il nome Chiara. ^^ Altra curiosità sono i camioncini che viaggiano sulle strade (asfaltate) del deserto: autotreni lunghi fino a 57 metri! Domani se ci riesco ne fotografo uno. Beh, almeno un pezzettino.
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