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Chiara
19 maggio 2012 alle 22:30
Due sono gli eventi storici che caratterizzano questa zona della Francia, il famoso sbarco in Normandia che ha posto le basi per la fine della seconda guerra mondiale e la partenza diversi secoli prima di Guglielmo Duca di Normandia, anche noto come Guglielmo il Conquistatore, alla volta dell’Inghilterra dove vincerà un’importante battaglia.
Partiamo proprio da quest’ultimo con la visita all’arazzo di Bayeaux, dell’XI secolo, di una ricchezza difficile da immaginare: si tratta di un telo di lino lungo 70 metri (!!!) su cui è ricamata in lana la storia della battaglia fin dalle ragioni storiche che l’hanno causata. Harold, cugino di Guglielmo, infrange un giuramento soffiando al Duca di Normandia il trono d’Inghilterra che gli spettava di diritto. Guglielmo ovviamente non ci sta e si prepara alla battaglia, attraversando la Manica in una sola notte e sorprendendo così il nemico. Tutta la storia è racccontata con dovizia di particolari in 58 scene e descritta da una audioguida disponibile anche in italiano che ci aiuta a capire nonostante la nostra totale ignoranza in materia. E Bayeaux non è solo l’arazzo, vale la pena fare un giro in centro e vedere la cattedrale (le cattedrali da queste parti sono una più bella dell’altra, andrebbero viste proprio tutte!!!)
Da qui ci dirigiamo verso le spiagge dello sbarco, abbiamo poco tempo quindi decidiamo di concentrarci su Omaha Beach con il suo cimitero americano. Sulla spiaggia sorge il memoriale Les Braves, costituito da tre elementi distinti che rappresentano le ali della speranza, l’ascesa della libertà e le ali della fraternità. Un po’ più su si trova il cimitero americano, impressionante perché è una distesa enorme di croci bianche in un verdissimo prato: ce ne sono ben 9.387.
Proprio mentre stiamo visitando il cimitero veniamo sorpresi da un forte scroscio di pioggia che ci fa scappare, dunque non riusciamo a prestare molta attenzione ai particolari. Rimane comunque la sensazione di essere davanti a un pezzo di storia fondamentale per quella che è e sarà la nostra vita…
Ci sarebbero altre mille cose da vedere, memoriali e musei, ma il tempo corre ed è ormai ora di rientrare verso casa. Facciamo giusto in tempo a fare un rapido giro a Caen, che ci sembra molto interessante col suo castello, il castello di Guglielmo il Conquistatore, e le sue molte chiese (impressionante, davvero unica, Saint Pierre, nella quale facciamo un rapido giro). Prima o poi torneremo e dedicheremo un po’ di tempo a questa città ricca di storia!
Chiara
19 maggio 2012 alle 17:23
Sorprendente conversazione ieri sera a tavola: 10 francesi e 2 belgi iniziano a parlare della crisi, dei salari bassi, di come il problema sia che la Francia, anzi l’Europa, non produca più niente di tangibile ma solo servizi, del prezzo della benzina troppo alto (meno di 1.6 € al litro, non vi dico che faccia hanno fatto quando gli abbiamo dettoquanto costa da noi!), di come il problema sia che l’Europa non è una nazione ma un’accozzaglia di stati ognuno col suo interesse, di come ci vorrebbe un’Europa più unita. C’è un problema, però, ogni paese ha la sua lingua, dice un francese convinto che l’Europa si dividerà in due. Qual è il problema – gli risponde il proprietario dell’agriturismo – tutti devono imparare l’inglese, mi spiace solo che non sia il francese ma questa è l’unica soluzione! Pensavo che i francesi fossero nazionalisti ma dopo questa sera ho l’impressione che siano molto più europei di noi, almeno quelli che abbiamo incontrato…
Chiara
19 maggio 2012 alle 17:02
Trovato su internet quasi per caso, questo agriturismo a conduzione familiare è davvero un ottimo punto d’appoggio per visitare Bayeaux, Caen e le spiagge dello sbarco in Normandia.
I padroni di casa hanno “costruito” con le loro mani questo piccolo gioiellino nel corso degli anni (12!), a partire da una sorta di rudere, e il risultato è ottimo! Sia gli ambienti comuni che le camere sono arredati in modo rustico ma con stile, e c’è molta attenzione a che non manchi nulla al cliente, da internet al bollitore per la tisana della sera allo scrittoio.
Madame, come tutti la chiamiamo, parla italiano grazie a una storia d’amore giovanile ed è ben contenta di poterlo fare, quest’anno di italiani sembra se ne vedano pochi…
Bernard, suo marito, è in cucina a spadellare per la cena, che faremo tutti insieme nel salone, padroni di casa e ospiti, quasi come fossimo davvero in famiglia. Questa sera siamo in 14, tutti di lingua francese eccetto noi. L’atmosfera è conviviale e ora della fine ci conosciamo tutti almeno un po’!
Il tutto ad un buon prezzo soprattutto in relazione alla qualità, 68 € per camera più colazione e 28 € a testa per la cena (aperitivo, antipasto, secondo e dolce, vino incluso).
Consigliato!
Chiara
17 maggio 2012 alle 23:46
Eccoci giunti infine al punto estremo del nostro viaggio, a 1206 chilometri da Milano (neanche troppi se si pensa che Milano-Brancaleone sono 1270
). E poi ragazzi, Mont Saint Michel merita il viaggio! Intanto va detto che se lo cercate sul navigatore (non ve l’ho detto? Si è ripreso!!! In compenso si è rotto il caricatore ma siamo riusciti a rimetterlo insieme e ora lo lasciamo sempre inserito per non rischiare ^^) dovete scrivere Le Mont-Saint Michel o non ve lo trova: il “Le” e il trattino sono elementi fondamentali.
Quando il navigatore indica più o meno venti chilometri alla meta esclamò: “Eccolo!” Si vede da lontano, non appena si riesce a scorgere il mare dall’autostrada che percorre una verdissima campagna francese. E già da lontano colpisce, così slanciato verso il cielo! Poco a poco ci avviciniamo, lasciamo la macchina nel posteggio che come da attese non è per nulla economico e raggiungiamo l’isola con la navetta gratuita che fa la spola sull’unica strada che collega Mont Saint Michel alla terraferma.
Superata una delle porte nelle mura iniziamo la salita lungo una via stretta e estremamente trafficata di turisti come noi – solo un po’ più francesi di noi perché oggi è l’Ascensione e in Francia, come in quasi tutta Europa eccetto l’Italia, è festa! – su cui si affacciano i musei e la chiesa parrocchiale. Si sale rapidamente, prima lungo la strada e poi con varie scalinate, fino all’ingresso dell’abbazia medievale. Il biglietto d’ingresso (9 euro) ci sembra un po’ caro ma ovviamente siamo qui e non possiamo non vedere la parte più importante dell’isola. E in effetti non potevamo certo aspettarci che fosse così sorprendente: la chiesa principale e lo splendido chiostro sul cucuzzolo, ma non sul cucuzzolo della montagna, ancora più su, perché ai livelli inferiori si susseguono cappelle, stanze per gli ospiti, stanze di servizio, e quando dopo una lunga visita usciamo dall’abbazia siamo molto più in basso di quando siamo entrati.
Finita la visita le nuvole molto minacciose hanno lasciato spazio al sole quindi decidiamo di tornare con calma sui nostri passi per scattare un po’ di fotografie. E torneremo anche dopo cena, molto tardi, per vedere l’isola con una luce diversa, e restarne affascinati se possibile ancor di più!
Chiara
16 maggio 2012 alle 22:27
Dopo un giro, stavolta di coppia, a Rouen, per far vedere a Marco almeno le cose più belle, si parte per Le Havre. Inizialmente non pensavamo di dedicare molto tempo alla città, poi avendo letto che il suo centro è patrimonio mondiale dell’UNESCO abbiamo pensato che forse la stavamo sottovalutando. Ora che l’abbiamo vista posso dirlo: l’UNESCO (in persona
) doveva avere bevuto il giorno in cui ha preso questa decisione! Non voglio dire che non ci sia proprio niente da vedere, per carità, ma poco, molto poco, di bello. A maggior ragione poi se l’aspettativa è di trovare qualcosa che valga la pena di essere citato nel patrimonio dell’umanità!
La ragione di questa decisione risiede nel fatto che il centro di Le Havre è stato praticamente completamente ricostruito nell’immediato dopoguerra da Auguste Perret. In pochissimi anni, nonostante la penuria di mezzi, le macerie sono state sostituite da un nuovo centro abitato e abitabile, e questo è sicuramente qualcosa che va riconosciuto al celebre architetto. Tutto questo grazie al cemento, la pietra fabbricata dall’uomo come lo chiamava lui.
Delle costruzioni di quell’epoca vale certamente la pena menzionare la chiesa di Saint Joseph, che vista da dentro è una vera opera d’arte grazie ai numerosissimi piccoli vetri che disegnano un gioco di forme e di colori con il cemento, elemento anche qui certamente dominante. Non male nemmeno il lungomare, complice la splendida giornata di sole che ci accompagna nella visita.
Molto più recente è invece il Volcan di Oscar Niemeyer, una grande struttura bianca a forma di vulcano inserita in un contesto di forme curate e rigorosamente bianche. Il tutto visto da lontano fa la sua bella figura, si intuisce qualcosa di geniale, ma da vicino mette un po’ tristezza in quanto il sito, destinato ad essere uno spazio pubblico, è oggi desolato, chiuso per ristrutturazione e deamiantificazione (si dice così?) dopo soli trent’anni dalla costruzione.
Per completare il nostro giro cerchiamo la cattedrale, chiedendoci come mai non riusciamo a vederla da lontano visto che ormai ci siamo abituati a guglie importanti. Ma la cattedrale di Le Havre, nonostante sia dedicata a Notre Dame come quelle di Parigi e di Rouen, è molto diversa: più piccola di molto, è anche più giovane di quattro secoli, inevitabilmente visto che le prime due sono del dodicesimo secolo e la città di Le Havre è nata nel sedicesimo! Comunque carina, merita una visita.
Un’altra cosa che ci piace molto è il giardino di fronte al municipio, e in particolare una fontana con cui tutti, noi compresi, si divertono a giocare: si tratta di quadrati di acqua sopra cui sono posate delle sfere di pietra che si possono fare roteare senza grande fatica, solo con un po’ di attenzione per non finire nell’acqua!
Giriamo ancora un po’ per le vie della città ma non troviamo più niente di interessante quindi decidiamo di spostarci nella vicina Honfleur per un giretto e cena. Il posto è piccolo, niente di paragonabile a quanto abbiamo visto finora, ma ci conquista subito con la semplicità delle sue case che si specchiano nell’acqua, le barche a vela, la vecchia chiesa e il castello un po’ cadente. Vorremmo quasi essere venuti subito qui, in questo paese di pescatori che al contrari di Le Havre di moderno non sembra avere niente. Dico non sembra perché se è vero che tutto sembra fermo a diversi decenni fa non si può non notare che ci sono ristoranti (prevalentemente di pesce) ovunque e che il turismo è un’importante, se non l’unica, fonte di sostentamento. Ma nonostante questo c’è un buon equilibrio che è difficile mantenere in posti come questo, e ne rimaniamo davvero affascinati!
C’è anche una giostra di quelle stile film di Mary Poppins e io non resisto, ci salgo sopra e mi godo il panorama anche da lì!
Chiara
16 maggio 2012 alle 21:18
A Parigi in cerca di un parcheggio, conversazione tra Chiara (me) e un tipo che si scoprirà essere della locale ATM (tradotta per comodità
):
C: Scusi, è possibile parcheggiare qui?
T: No, è privato (risatina ironica)
C: Mi sa dire dove trovo un parcheggio dove posso lasciare l’auto tutto il giorno?
T: In strada
C: Ma c’è scritto che posso lasciarla solo 2 ore, non c’è un parcheggio?
T: Un parcheggio?!? Costa troppo! Faccia come le dico, la sua macchina è immatricolata in Italia, prende la multa, la straccia e a posto così
C: Ok, grazie, arrivederci (pensando: ma me l’ha detto perché sono italiana o lo avrebbe detto anche a un tedesco?
)
Per la cronaca, abbiamo parcheggiato in un parcheggio coperto per la modica cifra di 18.70€
Chiara
15 maggio 2012 alle 21:32
Purtroppo oggi Marco non è in forma quindi il pomeriggio mi avventuro da sola per le vie di Rouen. So che la città è famosa per la sua cattedrale dipinta da tanti pittori impressionisti ma davvero poco di più quindi recupero una cartina e inizio la visita proprio dalla cattedrale: fuori è bella, e in effetti le sue forme mi sono note, ma l’interno ancora di più, in un gotico che costituisce un’evoluzione di quello di Notre Dame de Paris. L’altezza delle navate è incredibile, la luminosità mentre fuori piove anche di più, le vetrate dell’abside sono importanti e anche qui non manca un rosone molto elaborato. Tra l’altro scopro che la guglia più alta, in metallo, è la più alta di Francia, e in effetti si vede da molto lontano.
Finita la visita dell’interno in cui mi ero rifugiata per la pioggia (qui quando si dice che il tempo è variabile non lo si dice per scherzo, passa dal sole alla pioggia e viceversa in pochi minuti e lo fa di continuo!) mi dedico meglio all’esterno, girando tutto intorno alla chiesa per quanto è possibile: a un certo punto il bel palazzo arcivescovile interrompe il mio cammino. Mi ritrovo poco dopo davanti alla chiesa di Saint Maclou, che dev’essere molto bella ma purtroppo è quasi tutta coperta perché è in restauro. Cercando di raggiungere un’altra guglia, quella di Saint Ouen, molto bella fuori ma purtroppo chiusa, passo in piccole viette completamente circondate da case molto particolari e decisamente tipiche della zona.
Lo stesso genere di case si affaccia sulla centralissima Rue du Gros Horloge e sulla piazza del mercato, dove sorge la particolare chiesa dedicata a Giovanna d’Arco, che proprio in questa piazza ha trovato la morte bruciata viva. Le stesse case si trovano di fronte al sorprendente palazzo di giustizia e perfino nel quartiere non proprio centrale dove alloggiamo, oltre la Senna che è un elemento caratteristico di questo nostro viaggio. E sono proprio queste case, oltre ovviamente alla cattedrale che meriterebbe da sola il viaggio, che danno alla città un fascino davvero unico… sembra quasi di essere in un altro secolo!
Chiara
15 maggio 2012 alle 19:01
Partiamo dal presupposto che oggi è un giorno speciale. Perché siamo a Parigi? Beh, anche… ma soprattutto perché è passato un anno dal 14 maggio 2011 (già un anno?!?) e bisogna festeggiare! Dopo avere visto Parigi a piedi e Parigi dall’alto decidiamo che è giunta l’ora di vedere Parigi dall’acqua! Subito dopo aver trovato, non senza qualche difficoltà, un parcheggio in cui lasciare la macchina per più delle due ore consentite a bordo strada andiamo quindi al Pont de l’Alma per imbarcarci sul Bateaux Mouches: il giro dura un’ora e un quarto circa e ci permette di ammirare ancora una volta la città, che è davvero bella comunque la si guardi. Nelle nostre foto scattate dall’acqua dominano indubbiamente la scena Notre Dame e la prezzemolina Tour Eiffel, che spunta più o meno da ogni dove
, ma i soggetti interessanti sono moltissimi, tanto che la voce del battello non sta zitta un attimo finché non ci troviamo rallentati da una portacontainer che ci concede un attimo di tregua. ^^
Avevamo anche valutato la possibilità di mangiare sul battello ma tutto sommato è andata bene così… anche se, a proposito di mangiare, ci sediamo in un posticino proprio il piazza dell’Alma e poco dopo scappiamo via perché i camerieri vogliono farci stare stretti come sardine uno a fianco all’altro su un piccolissimo tavolino tondo e pretendono pure di passare non si capisce bene se alla nostra destra o alla nostra sinistra. Poco più in là troviamo un posto che ha dei tavolini un po’ più grandi e scegliamo quello, dove ci troviamo decisamente bene, ma non possiamo non notare che in Italia locali coi tavoli così ammassati non riuscirebbero a sopravvivere!
Dopo pranzo e un po’ di relax andiamo a visitare il pezzo da novanta che ancora non ha trovato spazio nel nostro giro, Notre Dame. La cattedrale è davvero una perla gotica, magnifica da fuori e da ammirare in ogni singolo dettaglio anche all’interno, soprattutto per le bellissime vetrate e per il rosone che è un mosaico di mille toni di colore!
C’è giusto il tempo di salire alla Sorbonne e al Pantheon e poi torniamo in albergo a prepararci per la serata special: andiamo a cena in un posto per me misterioso per concludere in bellezza questa giornata! Il locale scopro che si chiama Wagon Bleu ed è molto originale: l’interno replica l’interno di un vagone dell’Orient Express, con tanto di valigie e cappelli sulle cappelliere! Passiamo una bella serata romantica anche perché qui a Parigi mangiano tutti tardi, quindi essendo arrivati poco dopo le 20 siamo praticamente soli per la prima ora di cena… va però notato che i piatti sono un po’ sotto le nostre aspettative, peccato. Ma grazie in ogni caso a Marco per la splendida sorpresa
Chiara
14 maggio 2012 alle 22:43
Dopo la super intensa giornata di ieri e la più che necessaria doccia ci siamo avventurati comunque nella salita sulla Tour Eiffel: avventurati perché a causa di un guasto non si capisce quanto temporaneo funzionava solo un ascensore dei quattro presenti nei pilastri della torre, e quindi la coda anche alle 8.30 di sera non era proprio poca. Abbiamo però deciso di provarci nonostante fossimo a stomaco vuoto perché non ci sembrava nemmeno tanta, ma alla fine, dopo avere anche tentato senza successo di recuperare qualcosa di volante per cena, abbiamo preso l’ascensore solo alle 10.30… Lo spettacolo che si gode dall’alto (dalla seconda terrazza, per la terza ci sono ulteriori 45 minuti di attesa quindi ci rinunciamo subito) è però splendido e ci fa dimenticare in fretta la lunga attesa: l’arco di trionfo, Les Invalides, Notre Dame, il Sacré Coeur là lontano e proprio appena sotto i giardini de Les Tuileries! E poi la struttura spettacolare della torre, che si vede bene soprattutto dagli ascensori (e certo ancora meglio salendo o scendendo a piedi, ma a quest’ora non ce la facciamo proprio). Insomma, se Parigi di giorno ci è sembrata splendida di notte non è certo da meno!
Chiara
14 maggio 2012 alle 18:52
Ebbene sì, mi ricordavo bene! Se avete qualche problema a salire e scendere le scale o siete molto molto pigri pensateci due volte a venire a Paris… quando si entra in metrò sembra infatti di essere rimasti a un secolo fa, le scale mobili sono una vera rarità. Se aggiungete che le stazioni sono molto ricche di saliscendi, soprattutto quando si incrociano più linee, potete farvi un’idea di quale ottima palestra possa essere prendere una decina di metrò ogni giorno!!!
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