Archive for the letture Category

Almost blue

Chiara 9 aprile 2010 alle 22:15

Almost blue è una canzone di sottofondo, la ragione di vita per un ragazzo rinchiuso nel suo mondo buio, l’unica finestra sulla vita… Almost blue è la canzone non più gracchiante, ma suonata lì, dal vivo, nel giorno che cambierà per sempre la sua vita… Almost blue è la canzone che, incisa su un vinile che non è quello di sempre, è il primo piccolo passo verso un amore che più inaspettato non si può. E attorno a questa canzone, a questa musica, gira la storia di una ragazzo cieco che è l’unico a vedere dentro a quell’altro ragazzo, quello con le cuffie, quello tormentato dalle campane che non gli danno scampo. E proprio in questo incontro, profondo e distruttivo, si decidono le vite dei due giovani e della poliziotta che, involontariamente, è stata l’artefice del loro e del suo destino. Almost blue è un libro che, pur non essendo bellissimo, sa emozionare e dopo la prima parte un po’ lenta riesce a incollare il lettore alle sue pagine, in un crescendo di suspance.

Che paese, l’America

Marco 4 marzo 2010 alle 15:30

Davvero un libro molto strano quello di Frank McCourt: non posso dire mi sia piaciuto come il contrario; quel che è certo è che ho impiegato qualche mese a leggerlo. Per carità mia mancanza di sicuro perché è un libro semplice e scritto colloquialmente ma con il grande difetto di essere un unico brainstorming di 420 pagine circa sicché mi ha stancato quasi subito.
E’ interessante seguire la storia movimentata – non so quanto autobiografica – di un irlandese emigrato in America negli anni Quaranta che da estremamente povero e squattrinato riesce a costruirsi una vita tranquilla, seppur non agiata, nel paese in cui tutto è possibile, diventando presto un insegnante rassegnato e in balìa dei suoi studenti.
Un libro in cui si alternano ironia e drammaticità superata davanti a un boccale di birra, con momenti di nostalgia intensa e coinvolgente.

Castelli di rabbia

Marco 11 settembre 2007 alle 17:56

Oltre ad aver letto molto di più quest’estate in vacanza che in tutta la mia vita, mi sono imbattuto inconsapevolemnte in due ‘opere prime’: “Castelli di rabbia” di Alessandro Baricco e “Branchie” di Nicolò Amanniti.E’il primo romanzo di Baricco che leggo e se non conoscessi già l’autore per “Novecento”, mi stupirei molto del suo modo di scrivere, a primo avviso molto colloquiale, in realtà  studiatissimo, attento e a tratti virtuoso.Quinnipak, un paese inglese inventato, è la cittadina in cui vive il Signor Rail, imprenditore di rilievo e proprietario della Vetreria Rail, famosa in tutto il mondo.Il sogno del Signor Rail è quello di costruire un lungo tratto di strada ferrata, quasi 200 km, che porta a Morivar, città  nella quale conobbe la sua futura, bellissima, sposa Jun e alla quale dedica – per tutta la vita – quel suo progetto.A Quinnipak vivono molti personaggi tra i più strani e singolari che Baricco possa immaginare: ognuno di loro ha il “sogno nel cassetto” che cercherà  di raggiungere per tutta la vita. Ma a volte “accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.” e ognuno di loro sarà  portato – in qualche modo – ad abbandonare il sogno. Tutti a meno di Jun. Lei la troverà , la sua America, 32 anni dopo.“Ne passarono trentadue, di anni, prima che Jun riprendesse la sua valigia, si stringesse addosso il suo pacco, e uscisse dalla porta della casa del signor Rail Mattino presto. L’aria sciacquata dalla notte.
Pochi rumori. In giro, nessuno. Jun scende il sentiero che porta alla strada. C’è il calesse di Arold che l’aspetta. Passa tutti i giorni, lui, da là. Non gli importa di farlo un po’ più presto del solito, quel giorno. Grazie, Arold. Grazie di che? Il calesse parte. Macina la strada a poco a poco. Non tornerà  indietro. Qualcuno si è svegliato da poco. Lo vede passare. E’ Jun. Jun che se ne va. Ha un libro, in mano, che la sta portando lontano.”Un libro da leggere assolutamente.

Non mi sembra

Marco 12 novembre 2005 alle 09:11

Dal libro di storia dell’arte-storia dell’architettura “Arte nel Tempo” di Pierluigi De Vecchi e Elda Cerchiari, a proposito della “Madonna col Bambino” di Giovanni Pisano (fig. 02) in un confronto con la “Madonna col Bambino”, scolpita nel 1300 circa e posta all’intero dell’Abbazia di Fontenay (fig. 01), si evince che la statua italiana ha una “maggiore caricaespressiva. [...] Nello sguardo di Maria, incrociato con quello del bimbo, non avvertiamo il ridente compiacimento della Madonna di Fontenay, bensì leggiamo il soprassalto dettato dall’intuizione della futura Passione. Il corpo della donna scatta all’indietro con un arco irregolare, flessa al bacino sia all’indietro che lateralmente, in accordo col contrappesodell’infante e con il movente drammatico che la sommuove.”. Non mi sembra.Quantomeno non mi piace. Anzi tutt’altro sembra pensare la Madonna, con quel bimbo appoggiato alla spalla con la stessa grazia con cui ci si appoggia al finestrino di un’auto in coda nel bel mezzo della tangenziale. Dov’è il soprassalto nel volto della Madre? Stupita o contrariata? E poi, è davvero la Madonna o è Dante Alighieri?