Le Mont Saint Michel
17 maggio 2012 alle 11:46 pmEccoci giunti infine al punto estremo del nostro viaggio, a 1206 chilometri da Milano (neanche troppi se si pensa che Milano-Brancaleone sono 1270
). E poi ragazzi, Mont Saint Michel merita il viaggio! Intanto va detto che se lo cercate sul navigatore (non ve l’ho detto? Si è ripreso!!! In compenso si è rotto il caricatore ma siamo riusciti a rimetterlo insieme e ora lo lasciamo sempre inserito per non rischiare ^^) dovete scrivere Le Mont-Saint Michel o non ve lo trova: il “Le” e il trattino sono elementi fondamentali.
Quando il navigatore indica più o meno venti chilometri alla meta esclamò: “Eccolo!” Si vede da lontano, non appena si riesce a scorgere il mare dall’autostrada che percorre una verdissima campagna francese. E già da lontano colpisce, così slanciato verso il cielo! Poco a poco ci avviciniamo, lasciamo la macchina nel posteggio che come da attese non è per nulla economico e raggiungiamo l’isola con la navetta gratuita che fa la spola sull’unica strada che collega Mont Saint Michel alla terraferma.
Superata una delle porte nelle mura iniziamo la salita lungo una via stretta e estremamente trafficata di turisti come noi – solo un po’ più francesi di noi perché oggi è l’Ascensione e in Francia, come in quasi tutta Europa eccetto l’Italia, è festa! – su cui si affacciano i musei e la chiesa parrocchiale. Si sale rapidamente, prima lungo la strada e poi con varie scalinate, fino all’ingresso dell’abbazia medievale. Il biglietto d’ingresso (9 euro) ci sembra un po’ caro ma ovviamente siamo qui e non possiamo non vedere la parte più importante dell’isola. E in effetti non potevamo certo aspettarci che fosse così sorprendente: la chiesa principale e lo splendido chiostro sul cucuzzolo, ma non sul cucuzzolo della montagna, ancora più su, perché ai livelli inferiori si susseguono cappelle, stanze per gli ospiti, stanze di servizio, e quando dopo una lunga visita usciamo dall’abbazia siamo molto più in basso di quando siamo entrati.
Finita la visita le nuvole molto minacciose hanno lasciato spazio al sole quindi decidiamo di tornare con calma sui nostri passi per scattare un po’ di fotografie. E torneremo anche dopo cena, molto tardi, per vedere l’isola con una luce diversa, e restarne affascinati se possibile ancor di più!
Le Havre – Honfleur
16 maggio 2012 alle 10:27 pmDopo un giro, stavolta di coppia, a Rouen, per far vedere a Marco almeno le cose più belle, si parte per Le Havre. Inizialmente non pensavamo di dedicare molto tempo alla città, poi avendo letto che il suo centro è patrimonio mondiale dell’UNESCO abbiamo pensato che forse la stavamo sottovalutando. Ora che l’abbiamo vista posso dirlo: l’UNESCO (in persona
) doveva avere bevuto il giorno in cui ha preso questa decisione! Non voglio dire che non ci sia proprio niente da vedere, per carità, ma poco, molto poco, di bello. A maggior ragione poi se l’aspettativa è di trovare qualcosa che valga la pena di essere citato nel patrimonio dell’umanità!
La ragione di questa decisione risiede nel fatto che il centro di Le Havre è stato praticamente completamente ricostruito nell’immediato dopoguerra da Auguste Perret. In pochissimi anni, nonostante la penuria di mezzi, le macerie sono state sostituite da un nuovo centro abitato e abitabile, e questo è sicuramente qualcosa che va riconosciuto al celebre architetto. Tutto questo grazie al cemento, la pietra fabbricata dall’uomo come lo chiamava lui.
Delle costruzioni di quell’epoca vale certamente la pena menzionare la chiesa di Saint Joseph, che vista da dentro è una vera opera d’arte grazie ai numerosissimi piccoli vetri che disegnano un gioco di forme e di colori con il cemento, elemento anche qui certamente dominante. Non male nemmeno il lungomare, complice la splendida giornata di sole che ci accompagna nella visita.
Molto più recente è invece il Volcan di Oscar Niemeyer, una grande struttura bianca a forma di vulcano inserita in un contesto di forme curate e rigorosamente bianche. Il tutto visto da lontano fa la sua bella figura, si intuisce qualcosa di geniale, ma da vicino mette un po’ tristezza in quanto il sito, destinato ad essere uno spazio pubblico, è oggi desolato, chiuso per ristrutturazione e deamiantificazione (si dice così?) dopo soli trent’anni dalla costruzione.
Per completare il nostro giro cerchiamo la cattedrale, chiedendoci come mai non riusciamo a vederla da lontano visto che ormai ci siamo abituati a guglie importanti. Ma la cattedrale di Le Havre, nonostante sia dedicata a Notre Dame come quelle di Parigi e di Rouen, è molto diversa: più piccola di molto, è anche più giovane di quattro secoli, inevitabilmente visto che le prime due sono del dodicesimo secolo e la città di Le Havre è nata nel sedicesimo! Comunque carina, merita una visita.
Un’altra cosa che ci piace molto è il giardino di fronte al municipio, e in particolare una fontana con cui tutti, noi compresi, si divertono a giocare: si tratta di quadrati di acqua sopra cui sono posate delle sfere di pietra che si possono fare roteare senza grande fatica, solo con un po’ di attenzione per non finire nell’acqua!
Giriamo ancora un po’ per le vie della città ma non troviamo più niente di interessante quindi decidiamo di spostarci nella vicina Honfleur per un giretto e cena. Il posto è piccolo, niente di paragonabile a quanto abbiamo visto finora, ma ci conquista subito con la semplicità delle sue case che si specchiano nell’acqua, le barche a vela, la vecchia chiesa e il castello un po’ cadente. Vorremmo quasi essere venuti subito qui, in questo paese di pescatori che al contrari di Le Havre di moderno non sembra avere niente. Dico non sembra perché se è vero che tutto sembra fermo a diversi decenni fa non si può non notare che ci sono ristoranti (prevalentemente di pesce) ovunque e che il turismo è un’importante, se non l’unica, fonte di sostentamento. Ma nonostante questo c’è un buon equilibrio che è difficile mantenere in posti come questo, e ne rimaniamo davvero affascinati!
C’è anche una giostra di quelle stile film di Mary Poppins e io non resisto, ci salgo sopra e mi godo il panorama anche da lì!
Ma come?!?
16 maggio 2012 alle 9:18 pmA Parigi in cerca di un parcheggio, conversazione tra Chiara (me) e un tipo che si scoprirà essere della locale ATM (tradotta per comodità
):
C: Scusi, è possibile parcheggiare qui?
T: No, è privato (risatina ironica)
C: Mi sa dire dove trovo un parcheggio dove posso lasciare l’auto tutto il giorno?
T: In strada
C: Ma c’è scritto che posso lasciarla solo 2 ore, non c’è un parcheggio?
T: Un parcheggio?!? Costa troppo! Faccia come le dico, la sua macchina è immatricolata in Italia, prende la multa, la straccia e a posto così
C: Ok, grazie, arrivederci (pensando: ma me l’ha detto perché sono italiana o lo avrebbe detto anche a un tedesco?
)
Per la cronaca, abbiamo parcheggiato in un parcheggio coperto per la modica cifra di 18.70€
Rouen
15 maggio 2012 alle 9:32 pmPurtroppo oggi Marco non è in forma quindi il pomeriggio mi avventuro da sola per le vie di Rouen. So che la città è famosa per la sua cattedrale dipinta da tanti pittori impressionisti ma davvero poco di più quindi recupero una cartina e inizio la visita proprio dalla cattedrale: fuori è bella, e in effetti le sue forme mi sono note, ma l’interno ancora di più, in un gotico che costituisce un’evoluzione di quello di Notre Dame de Paris. L’altezza delle navate è incredibile, la luminosità mentre fuori piove anche di più, le vetrate dell’abside sono importanti e anche qui non manca un rosone molto elaborato. Tra l’altro scopro che la guglia più alta, in metallo, è la più alta di Francia, e in effetti si vede da molto lontano.
Finita la visita dell’interno in cui mi ero rifugiata per la pioggia (qui quando si dice che il tempo è variabile non lo si dice per scherzo, passa dal sole alla pioggia e viceversa in pochi minuti e lo fa di continuo!) mi dedico meglio all’esterno, girando tutto intorno alla chiesa per quanto è possibile: a un certo punto il bel palazzo arcivescovile interrompe il mio cammino. Mi ritrovo poco dopo davanti alla chiesa di Saint Maclou, che dev’essere molto bella ma purtroppo è quasi tutta coperta perché è in restauro. Cercando di raggiungere un’altra guglia, quella di Saint Ouen, molto bella fuori ma purtroppo chiusa, passo in piccole viette completamente circondate da case molto particolari e decisamente tipiche della zona.
Lo stesso genere di case si affaccia sulla centralissima Rue du Gros Horloge e sulla piazza del mercato, dove sorge la particolare chiesa dedicata a Giovanna d’Arco, che proprio in questa piazza ha trovato la morte bruciata viva. Le stesse case si trovano di fronte al sorprendente palazzo di giustizia e perfino nel quartiere non proprio centrale dove alloggiamo, oltre la Senna che è un elemento caratteristico di questo nostro viaggio. E sono proprio queste case, oltre ovviamente alla cattedrale che meriterebbe da sola il viaggio, che danno alla città un fascino davvero unico… sembra quasi di essere in un altro secolo!

