Barbaresco e Grinzane
3 febbraio 2012 alle 23:31
Di vino in vino, circondati dalle vigne che danno il nome anche ai paesi che attraversiamo, continuiamo il nostro percorso nelle Langhe. Lasciata Neive ci dirigiamo verso la vicina Barbaresco, che si stende lungo una stretta collina con le case disposte lungo un’unica strada. Il panorama dalla collina di fronte, prima di entrare in paese, è molto bello nonostante il cielo sia grigio e ci sia un po’ di foschia. Sulla via Rabajà, chiusa da una ex chiesa oggi enoteca regionale del barbaresco, costeggiamo il castello prima di raggiungere la chiesa parrocchiale, alla quale riusciamo a dare un’occhiata giusto perché un paio di signore la stanno pulendo (tornando solo 10 minuti dopo l’abbiamo trovata sbarrata). Dietro la chiesa si innalza la torre, sulla quale in un’altra stagione si potrebbe salire godendo di una splendida vista, dicono gli esperti… a parte il fatto che la vista per noi non potrebbe spaziare più di tanto non ci si pone nemmeno la scelta perché è gennaio e la torre è chiusa per il periodo invernale. Torniamo dunque sui nostri passi, compriamo qualche bottiglia di vino in una cantina locale e ci avviamo verso il castello di Grinzane Cavour. Lo spettacolo arrivando è notevole: il castello si staglia davanti ai nostri occhi in tutta la sua imponenza, là in cima alla collina. Giriamo e rigiriamo per il suo parco ammirandone anche i piccoli dettagli, quegli splendidi ricami di mattoni che lo rendono così elegante. Ci soffermiamo anche ad ammirare la chiesa che sorge ai suoi piedi e il panorama, con la foschia che sta iniziando a diradarsi permettendoci di immaginare come dev’essere bello questo posto in un giorno di sole in primavera, o ancor meglio nel periodo della vendemmia! E così è deciso, torneremo!
Il nostro giro in questa terra di colline e di viti inizia da Neive, paesino arroccato su una collina, come tanti da queste parti, annoverato tra i borghi più belli d’Italia. Entriamo nel centro da Porta San Sebastiano, poco distante dall’omonima cappella. Una breve salita ci porta in piazza Italia, sede del comune che mi colpisce anche per l’insolito collegamento aereo con l’edificio di fronte. Percorrendo un’altra stradina raggiungiamo la dimora dei Conti di Castelborgo, che riconosciamo dall’ingresso al giardino caratterizzato da tre archi. Peccato che palazzo e giardino siano entrambi chiusi perché, come avremo modo di scoprire, gennaio e febbraio sono i due mesi in cui tutti gli abitanti delle Langhe vanno in vacanza. A poca distanza dal palazzo si trova la porta di San Rocco, l’altro storico ingresso al borgo, attraverso la quale vediamo la bella Cappella di… indovinate?!? Proprio a fianco alla porta c’è un altro bel palazzo signorile, e un altro appena dentro le mura. Torniamo sui nostri passi verso palazzo Castelborgo per imboccare la strada che si trova sopra il vecchio camminamento delle mura e salire verso la chiesa parrocchiale e la bella San Michele, architettura particolare del Borgese che ha firmato tutti i principali edifici di Neive e che qui si è espresso magistralmente. Saliamo ancora per raggiungere la Torre del Monastero, del X secolo, e goderci la vista del paese dall’alto! La discesa nuovamente verso piazza Italia è rapida e decidiamo di fermarci qui a mangiare. In paese ci sono due ristoranti e ci facciamo attrarre, anche per i prezzi leggermente più bassi (ma alti per la media della zona!), dalla Luna nel Pozzo. Il posto è abbastanza chic, all’ingresso ci prendono i cappotti e ci fanno accomodare ad un tavolino apparecchiato attentamente, con tanto di rosa rossa, centrino sul sottopiatto e piattino per il pane come da galateo. Il mio menu non riporta alcun prezzo, al contrario di quello di Marco… ordiniamo un secondo a testa, entrambi molto buoni, ma non ce li godiamo fino in fondo perché ci sentiamo osservati (il fatto che oltre a noi ci sia solo un’altra coppia non aiuta i camerieri a distrarsi). Prima del caffè, servito con coperchio
, passano a raccogliere le briciole con una palettina d’argento e rischiamo l’incidente diplomatico perché non riusciamo a trattenerci dal ridere avendo notato che ne hanno dimenticata una. Arriva il momento del conto e Marco, incurante dei menu senza prezzi, mi chiede 5 euro così non ci devono dare il resto… insomma, non è un posto che fa per noi e appena fuori ci facciamo, stavolta sì, una grossa grassa risata prima di metterci in cammino verso la prossima meta.